bulimia

Bulimia

I disturbi alimentari sono un modo per comunicare sofferenze e paure. Non vanno, infatti, scambiati per malattie dell’appetito. Il cibo diventa l’anestetico che permette di non sentire la sofferenza, un’autocura per non pensare. Per la bulimia il primo passo per uscirne è vincere il senso di colpa e la vergogna per osare chiedere aiuto.

La bulimia rientra nella categoria dei disturbi del comportamento alimentare ed è caratterizzata dalla presenza di episodi di perdita del controllo nel mangiare, ripetuti nel tempo.

Per crisi bulimica s’intende l’ingestione in un certo lasso di tempo “breve” di una quantità di cibo spropositata rispetto a quello che una persona  potrebbe mangiare. Durante questi episodi si ha una perdita di controllo con una chiara difficoltà a smettere di mangiare. L’episodio ha termine in genere quando non vi è più nulla da mangiare o per una sensazione di malessere e pienezza.

Non va registrato dunque come un episodio di forte golosità o voracità. Le crisi bulimiche avvengono spesso di nascosto ed in solitudine, accompagnate da sentimenti di vergogna. Queste sono spesso indotte a stati depressivi di umore, condizioni di stress e da sentimenti d’insoddisfazione e mancanza di autostima. Spesso sono la conseguenza della fame accumulata mediante i digiuni e le restrizioni che la persona s’impone. Queste abbuffate si possono anche presentare in una parte dei casi di anoressia nervosa.

Generalmente la bulimia inizia con un tentativo di mettersi a dieta; in seguito, i meccanismi compensatori messi in atto sono percepiti come una soluzione per il controllo del peso e man mano si consolidano nel tempo fino a uscire completamente dal controllo del soggetto.

Il tentativo di controllare l’assunzione di cibo e lo stimolo della fame, porta quasi sempre a esiti disastrosi. La persona non riuscendo a gestire il proprio peso e la “fame” si sente in balia di sentimenti d’angoscia e forte tristezza. La rabbia che ne consegue inevitabilmente coinvolge le relazioni familiari.

Le manifestazioni essenziali della bulimia nervosa sono:

  • Ricorrenti abbuffate senza o con metodi compensatori per prevenire il conseguente aumento di peso (come ad esempio il vomito, uso di lassativi e diuretici, uso di farmaci o esercizio fisico eccessivo).
  • Il vomito, come modalità per evitare di ingrassare, riduce anche la sensazione di malessere fisico.
  • Le abbuffate e le condotte compensatorie si verificano in media due volte alla settimana per tre mesi.
  • I livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e dal peso corporeo.

Anche le persone che soffrono di bulimia nervosa attribuiscono un forte significato al proprio peso corporeo ed a un eventuale suo aumento, e questi fattori condizionano in maniera diretta ed eccesiva il loro livello di autostima.

Come accade nei soggetti anoressici, la concentrazione della persona sui problemi relativi al proprio peso e al consumo degli alimenti le permettono una distrazione da altri problemi che vengono percepiti come insopportabili o non risolvibili consentendo un temporaneo sollievo. Come l’anoressia, anche la bulimia è un disordine alimentare che trae spesso origine dalla storia familiare del soggetto, dai suoi problemi psicologici.

L’approccio terapeutico pluridisciplinare con l’ausilio dello psicoterapeuta, del nutrizionista, e spesso di altre figure diverse da caso a caso, è attualmente consigliato per contrastare tale patologia.

La psicoterapia punta a cercare di modificare l’idea che il peso e le forme corporee costituiscono l’unico o il principale fattore in base al quale calcolare il proprio valore personale.
La terapia è finalizzata a normalizzare il peso e abbandonare i comportamenti di controllo del peso; a migliorare l’immagine corporea, la valutazione di sé e i rapporti interpersonali;  terminare la terapia e prevenire le ricadute.

a cura del

dott. Alessandro Di Martino

Psicologo – Psicoterapeuta

Napoli – Pianura – Vomero

349.8404089 – 329.7245049