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I legami familiari nei disturbi alimentari

Fin dalle prime osservazioni e dai primi studi nell’ambito sistemico-relazionale, il comportamento alimentare, soprattutto nei suoi aspetti psicopatologici, è stato messo in relazione alle dinamiche familiari del paziente.

In ottica sistemica, il sintomo di un membro è considerato come l’espressione del disagio dell’intera famiglia. Si pone molta attenzione allo studio del suo funzionamento e di aspetti quali la chiarezza dei confini intergenerazionali, l’organizzazione e la comunicazione al suo interno (Minuchin, 1980).

Molto spesso il quadro di riferimento familiare è costituito da madri invadenti e controllanti e padri sempre più periferici e distaccati. Nella clinica dell’anoressia-bulimia le madri continuano a tenere i figli stretti in un abbraccio soffocante. I figli diventano l’unico oggetto d’interesse, dal quale non riescono a separarsi. S’instaura un rapporto esclusivo e simbiotico. I padri invece si allontanano sempre di più. Tutto ciò avviene nell’inconsapevolezza.

Gli adolescenti che presentano un disturbo alimentare, spesso utilizzano il cibo come strumento di protesta e rifiuto delle modalità d’interazione nella propria famiglia.

Nella società postmoderna si è sviluppata sempre più un’indifferenziazione dei ruoli, con piani generazionali sempre meno delineati. Nelle storie familiari delle giovani pazienti, è frequente rintracciare forme di triangolazione, di un figlio in particolare, nella vita di coppia dei genitori; esse sono visibili nelle modalità come renderlo partecipe di ciò che accade nella coppia e nell’attribuirgli il ruolo di mediatore o confidente, che la relazione tra i genitori è minata da conflitti, tradimenti o minacce di abbandono. L’autonomia e la crescita del figlio sono pertanto immolate al mito dell’unione familiare.

La giusta vicinanza dei familiari sembra quindi avere un ruolo primario per lo sviluppo dell’adolescente, che sappiamo necessitare di punti di riferimento, ma anche di spazi di autonomia che gli consentano di “separarsi”. Da qui l’importanza di affiancare ad un trattamento individuale dell’adolescente, un coinvolgimento della famiglia che non rappresenterà la causa del malessere, ma un aiuto concreto.

a cura del

dott. Alessandro Di Martino

Psicologo – Psicoterapeuta

Napoli – Pianura – Vomero

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