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Bimbi che non dormono. Che fare?

Durante il sonno si vanno a ridurre molte funzioni vitali del nostro corpo. Il cuore batte più lentamente, la pressione sanguigna è più bassa, la respirazione rallenta, la temperatura corporea si abbassa. Quando il sonno non viene disturbato la persona si sveglia con un senso di freschezza e soddisfazione, desiderosa di iniziare una nuova giornata. Si potrà sentire una piacevole sensazione di piacere, come se il nostro corpo funzionasse adesso più armoniosamente.

Tuttavia, a giudicare dalla crescente richiesta di sonniferi e di farmaci che vengono somministrati ai bambini, il piacere del sonno sfugge a molti. L’incapacità di addormentarsi può essere una forma di ansietà. Si ha paura di lasciarsi andare e si sta in ansia per l’eventuale perdita di coscienza.

Tutto ciò si verifica anche nei bambini. I fattori in gioco possono essere i più diversi: problemi di tipo medico, uno stato ansioso o depressivo della madre, un ritmo quotidiano alterato o un’alternanza eccessiva delle figure di accudimento.

Quando i bambini prendono il latte, si addormentano al seno, si sentono rassicurati dal contatto con la madre. Siccome il sonno rappresenta una “resa all’inconscio” si avverte il bisogno di essere rassicurati, riscaldati e protetti. Gli incubi che hanno molti bambini dimostrano che spesso manca questa rassicurazione. La mamma può rassicurare il figlio con la sua calda e affettuosa presenza e protezione.

Talvolta proprio le ansie che il bambino prova nei confronti della madre, e che sono nascoste durante il giorno, riappaiono sotto forma di incubo durante la notte.

Ci sono anche altri stati d’ansia legati che vanno a disturbare il sonno del bambino, come quelli creati da un padre ostile e freddo, che però possono venire “calmati” da una madre sicura ed amorevole.

Il bambino è come una spugna, assorbe stati d’animo, umori, ansie o titubanze, quindi più ci preoccupiamo per la sua insonnia e più il piccolo avvertirà la nostra tensione e sarà più difficile per lui addormentarsi

L’esasperazione a cui arrivano i genitori dopo mesi di insonnia del bambino li spinge a chiedere al pediatra un farmaco induttore del sonno. Fortunatamente sono pochi gli specialisti che cedono a tale richiesta e noi siamo dell’idea che non sia quella la soluzione.

L’incapacità di addormentarsi dunque riflette il perdurare di uno stato di “eccitazione” degli strati coscienti della personalità. Le eccitazioni, le paure, le ansie, possono essere così forti da svegliare e che la tranquillità del sonno sia turbata dalla natura dei sogni.  

Che fare?

  • “Costruire” la giornata in modo cadenzato: le stesse cose alla stessa ora gli offrono una routine protettiva e rassicurante, che può riequilibrare i ritmi biologici, tra cui quello sonno-veglia. Bagnetto e pigiama possono far “comprendere” al bambino che è l’ora di andare a dormire
  • Un’atmosfera serena certamente aiuterà il piccolo a ritrovare il ritmo giusto
  • È bene che il bambino non sia esposto a stimoli eccessivi prima del sonno, sia a livello emotivo che motorio
  • Elaborare un programma nutritivo “nuovo” da concordare insieme al pediatra.

 

 a cura del

dott. Alessandro Di Martino

Psicologo – Psicoterapeuta

Napoli – Pianura – Vomero

349.8404089 – 329.7245049

Bimbi che non dormono. Che fare?

Durante il sonno si vanno a ridurre molte funzioni vitali del nostro corpo. Il cuore batte più lentamente, la pressione sanguigna è più bassa, la respirazione rallenta, la temperatura corporea si abbassa. Quando il sonno non viene disturbato la persona si sveglia con un senso di freschezza e soddisfazione, desiderosa di iniziare una nuova giornata. Si potrà sentire una piacevole sensazione di piacere, come se il nostro corpo funzionasse adesso più armoniosamente.

Tuttavia, a giudicare dalla crescente richiesta di sonniferi e di farmaci che vengono somministrati ai bambini, il piacere del sonno sfugge a molti. L’incapacità di addormentarsi può essere una forma di ansietà. Si ha paura di lasciarsi andare e si sta in ansia per l’eventuale perdita di coscienza.

Tutto ciò si verifica anche nei bambini. I fattori in gioco possono essere i più diversi: problemi di tipo medico, uno stato ansioso o depressivo della madre, un ritmo quotidiano alterato o un’alternanza eccessiva delle figure di accudimento.

Quando i bambini prendono il latte, si addormentano al seno, si sentono rassicurati dal contatto con la madre. Siccome il sonno rappresenta una “resa all’inconscio” si avverte il bisogno di essere rassicurati, riscaldati e protetti. Gli incubi che hanno molti bambini dimostrano che spesso manca questa rassicurazione. La mamma può rassicurare il figlio con la sua calda e affettuosa presenza e protezione.

Talvolta proprio le ansie che il bambino prova nei confronti della madre, e che sono nascoste durante il giorno, riappaiono sotto forma di incubo durante la notte.

Ci sono anche altri stati d’ansia legati che vanno a disturbare il sonno del bambino, come quelli creati da un padre ostile e freddo, che però possono venire “calmati” da una madre sicura ed amorevole.

Il bambino è come una spugna, assorbe stati d’animo, umori, ansie o titubanze, quindi più ci preoccupiamo per la sua insonnia e più il piccolo avvertirà la nostra tensione e sarà più difficile per lui addormentarsi

L’esasperazione a cui arrivano i genitori dopo mesi di insonnia del bambino li spinge a chiedere al pediatra un farmaco induttore del sonno. Fortunatamente sono pochi gli specialisti che cedono a tale richiesta e noi siamo dell’idea che non sia quella la soluzione.

L’incapacità di addormentarsi dunque riflette il perdurare di uno stato di “eccitazione” degli strati coscienti della personalità. Le eccitazioni, le paure, le ansie, possono essere così forti da svegliare e che la tranquillità del sonno sia turbata dalla natura dei sogni.  

Che fare?

  • “Costruire” la giornata in modo cadenzato: le stesse cose alla stessa ora gli offrono una routine protettiva e rassicurante, che può riequilibrare i ritmi biologici, tra cui quello sonno-veglia. Bagnetto e pigiama possono far “comprendere” al bambino che è l’ora di andare a dormire;
  • Un’atmosfera serena certamente aiuterà il piccolo a ritrovare il ritmo giusto;
  • È bene che il bambino non sia esposto a stimoli eccessivi prima del sonno, sia a livello emotivo che motorio;
  • Elaborare un programma nutritivo “nuovo” da concordare insieme al pediatra.

 

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dott. Alessandro Di Martino

Psicologo – Psicoterapeuta

Napoli – Pianura – Vomero

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Bimbi che non dormono. Che fare?

Durante il sonno si vanno a ridurre molte funzioni vitali del nostro corpo. Il cuore batte più lentamente, la pressione sanguigna è più bassa, la respirazione rallenta, la temperatura corporea si abbassa. Quando il sonno non viene disturbato la persona si sveglia con un senso di freschezza e soddisfazione, desiderosa di iniziare una nuova giornata. Si potrà sentire una piacevole sensazione di piacere, come se il nostro corpo funzionasse adesso più armoniosamente.

Tuttavia, a giudicare dalla crescente richiesta di sonniferi e di farmaci che vengono somministrati ai bambini, il piacere del sonno sfugge a molti. L’incapacità di addormentarsi può essere una forma di ansietà. Si ha paura di lasciarsi andare e si sta in ansia per l’eventuale perdita di coscienza.

Tutto ciò si verifica anche nei bambini. I fattori in gioco possono essere i più diversi: problemi di tipo medico, uno stato ansioso o depressivo della madre, un ritmo quotidiano alterato o un’alternanza eccessiva delle figure di accudimento.

Quando i bambini prendono il latte, si addormentano al seno, si sentono rassicurati dal contatto con la madre. Siccome il sonno rappresenta una “resa all’inconscio” si avverte il bisogno di essere rassicurati, riscaldati e protetti. Gli incubi che hanno molti bambini dimostrano che spesso manca questa rassicurazione. La mamma può rassicurare il figlio con la sua calda e affettuosa presenza e protezione.

Talvolta proprio le ansie che il bambino prova nei confronti della madre, e che sono nascoste durante il giorno, riappaiono sotto forma di incubo durante la notte.

Ci sono anche altri stati d’ansia legati che vanno a disturbare il sonno del bambino, come quelli creati da un padre ostile e freddo, che però possono venire “calmati” da una madre sicura ed amorevole.

Il bambino è come una spugna, assorbe stati d’animo, umori, ansie o titubanze, quindi più ci preoccupiamo per la sua insonnia e più il piccolo avvertirà la nostra tensione e sarà più difficile per lui addormentarsi

L’esasperazione a cui arrivano i genitori dopo mesi di insonnia del bambino li spinge a chiedere al pediatra un farmaco induttore del sonno. Fortunatamente sono pochi gli specialisti che cedono a tale richiesta e noi siamo dell’idea che non sia quella la soluzione.

L’incapacità di addormentarsi dunque riflette il perdurare di uno stato di “eccitazione” degli strati coscienti della personalità. Le eccitazioni, le paure, le ansie, possono essere così forti da svegliare e che la tranquillità del sonno sia turbata dalla natura dei sogni.  

Che fare?

  • “Costruire” la giornata in modo cadenzato: le stesse cose alla stessa ora gli offrono una routine protettiva e rassicurante, che può riequilibrare i ritmi biologici, tra cui quello sonno-veglia. Bagnetto e pigiama possono far “comprendere” al bambino che è l’ora di andare a dormire;
  • Un’atmosfera serena certamente aiuterà il piccolo a ritrovare il ritmo giusto;
  • È bene che il bambino non sia esposto a stimoli eccessivi prima del sonno, sia a livello emotivo che motorio;
  • Elaborare un programma nutritivo “nuovo” da concordare insieme al pediatra.

 

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